Archivio di Dicembre, 2009

Nativi e Immigranti Digitali su Current tv12.27.09

Proponiamo questo video passato circa un mese fa su Current TV che tratta del tema dei Nativi e Immigranti digitali.

La generazione nata negli anni ’90 è cresciuta in un ambiente pienamente digitale: internet, videogiochi, smartphone, social network sono per I nativi digitali pane quotidiano, parte integrante della loro vita.

Chi sono I figli della Rete, e quanto sono diversi dai loro padri?

Quali sono le implicazioni a livello sociologico, psicologico e cognitivo del crescere ed apprendere in un ambiente digitale?

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Editori, siete pronti? L’onda è in arrivo - SU APOGEONLINE - GIUSEPPE GRANIERI12.23.09

Invitiamo a leggere questo bell’articolo di Giuseppe Granieri sull’editoria digitale. Che se ne condividano o meno i giudizi è un articolo ben fatto!

Leggetelo qui e qui anche il commento di Vittorio Zambardino

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Biografie sentimentali attaccate a un filo12.14.09

Da il Manifesto del 3 Dicembre 2009

Di Giorgio Vasta

COMUNICAZIONI: Biografie sentimentali attaccate a un filo

Tra desiderio e paura

Nel 1947 Roberto Rossellini gira L’amore. Uno dei due episodi che compongono la pellicola è La voce umana, tratto dal testo teatrale di Jean Cocteau del 1930. In scena ci sono soltanto Anna Magnani e un telefono - la cornetta di un nero smaltato, il cavo che si allunga in microscopici riccioli regolari. Per trentatré minuti - tanto dura l’episodio - il personaggio femminile interpretato dalla Magnani parla al telefono con l’uomo del quale è innamorata provando di continuo a procrastinare il momento in cui la cornetta dovrà tornare sulla forcella dell’apparecchio decretando la fine della comunicazione e, con questa, di un’intera storia d’amore.

Sherry TurkleTra tecnica ed enfasi, la Magnani riesce a conferire al suo personaggio quel senso di panico cieco sperimentato da chi avverte la prossimità di una fine. Come una Sherazade senza più storie da raccontare, qualcuno che ha probabilmente dilapidato le ultime narrazioni utili a trattenere l’altro a sé, la protagonista della Voce umana può soltanto esasperare la durata tramite una voce che si va progressivamente denudando di frasi e di singole parole fino a farsi puro frammento sillabico, lallazione, dolore in forma di fonema, una perpetuazione di oralità residuale potenzialmente (e disperatamente) infinita il cui arresto non può che dare origine a un dolore insopportabile.
Nella Vita nascosta degli oggetti tecnologici, articolando il suo progetto di «etnografia intima», Sherry Turkle propone una serie di memoriali tra i quali quello di E. Cabell Hankinson Gathman, una ragazza del Missouri che descrive la progressione del suo rapporto di dipendenza dal telefono cellulare. Nel momento in cui quel parallelepipedo sottile (ma capace di generare un fantasma abnorme) riforma la propria funzione originaria affermandosi come luogo di incandescente affettività - Santo Graal, vaso di Pandora, ma anche caverna e tunnel senza via d’uscita - Gathman non riesce più a separarsene. La veglia e il sonno vengono di continuo scandite dalla convivenza con il telefono mobile. La percezione sentimentale viene riparametrata in modo tale da considerare il numero di minuti trascorsi in conversazione con l’uomo amato come rappresentativo di una quantità di amore che vuole farsi qualità in sé. Quando il compagno decide di lasciarla, Gathman «si vendica» cancellando il suo numero dalla rubrica elettronica, una piccola uccisione simbolica che vuole innescare un processo di rimozione. Incompleto - e comunque impossibile - perché Gathman non riesce a disattivare la suoneria personalizzata che in altri tempi le ha permesso di riconoscere subito le chiamate del suo uomo. Trascorso un po’ di tempo, Gathman si ritrova - a volte per caso e altre volte intenzionalmente - ad ascoltare quella suoneria e a provare al contempo piacere angoscia e rimpianto.
Dall’intuizione di Cocteau alla ricerca di Sherry Turkle sono trascorsi oltre settant’anni e ancora il telefono - ma non solo, come la ricerca nel suo complesso chiarisce - fa parte di una nostra biografia sentimentale, ulteriore dislocazione esterna al corpo (e a sua volta corpo, tanto quanto sono corpo la nostra voce e la nostra grafia) di quello stesso io poroso attraverso il quale assorbiamo il mondo - e viceversa.
«Il telefono/ riagganciato/ lascia distrutta l’avventura» scriveva Cocteau. E se l’avventura è distrutta, ciò che viene a mancare è l’altro, perché ogni cavo - visibile o invisibile - è un legame insieme esilissimo e robusto che prova a connetterci ad altre esistenze. Il rischio che il legame venga meno coincide con l’incubo della caduta nel vuoto, con la postura accovacciata, fetale, di un essere umano in attesa di una voce. Per questo, nel momento in cui dall’altra parte l’amante chiude la comunicazione - riagganciando una cornetta di bachelite o premendo un pulsante su un cellulare modernissimo - nel vuoto della separazione risuona il «Ti amo» (la olofrase che Anna Magnani ripete per cinque volte, in un ruggito che diventa balbettio, prima che la cornetta le cada di mano e rotoli a terra).
In questa implorazione nella quale desiderio e paura sono la stessa cosa, nella coscienza che vivere «impiccati» all’altro è vocazione e destino di ognuno, si rivela la carne del legame, la materia del fantasma che ci lega al mondo.

Il pezzo trae parziale ispirazione dal libro pubblicato da Ledizioni - La Vita Nascosta degli Oggetti Tecnologici, a cura di Sherry Turkle

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Twitter al TG112.12.09

Twitter MarketingAnche Twitter diventa mainstream, chissà cosa succederà, interessante da monitorare il fenomeno anche per capire che traino la TV porta al web. Secondo Alberto D’Ottavi parecchio.

Qui link al video, i nomi conosciuti che si vedono nel video sono tanti…. chissà che anche il ns Twitter Marketing, da poco pubblicato, non ne tragga beneficio….

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PAROLA D’ORDINE PER L’UNIVERSITÀ: AUTONOMIA E CONCORRENZA12.10.09

Suggeriamo questo articolo pubblicato oggi su Lavoce.info a cura di Daniele Checchi e Tullio Jappelli

Abstract: “Un recente studio di alcuni noti economisti che da tempo si occupano di istruzione, mercato del lavoro e crescita mostra come autonomia e concorrenza tra atenei migliorino la qualità della ricerca e della didattica. In Italia invece è in discussione una riforma che propone qualche novità sulla governance delle università, ma non rinuncia all’atavico centralismo. E piuttosto che disegnare nuove regole di concorrenza, definisce gli argini per evitare gli abusi più vistosi, senza modificare in modo sostanziale la struttura degli incentivi in cui operano le università. ”

 Qui l’articolo completo

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